martedì 5 marzo 2019

Pensioni - Quota 100

Avevo già scritto qualcosa con riferimento al numero minimo di anni (20) da versare, con le relative considerazioni.
Per la quota 100 il ragionamento non cambia; vero è che bisogna normare chi ha già versato anni, decenni di contributi, ma perchè continuiamo a considerare gli anni di versamento ?
Stabiliamo una età dalla quale si può andare in pensione (con i dovuti aggiustamenti per i mestieri usuranti e tutto il resto), es. 67 anni. Vediamo a quell'età quanto una persona ha versato e visto che il sistema è sempre più contributivo (man mano che passano gli anni) calcoliamo quanto gli spetta con riferimento alla vita media ecc ecc. (personalmente adotterei un sistema diverso, tipo quello inglese ... lo trovo più "umano", cercatelo ...)
Oppure inseriamo anche un minimo di versamenti, in euro, non in anni o mesi.
Se a 50 anni ho versato una catervata di contributi (perchè esiste un tetto (Legge 335/1995 art. 2 c. 18) ma è (anno 2018) di 101.427,00  o 70.717,00 dipende dai casi) e vista l'aliquota Inps per ottenere queste cifre, calcolate voi il reddito su cui fare il calcolo ... non è che ci siano molte persone ad avere un reddito del genere però ci sono, e intermedio ancor di più, vorrei poter decidere di smettere di versare e aspettare l'età prefissata per intascare la mia pensione.

Qualcuno potrebbe anche azzardare di poter calcolare la cifra mensile se la pensione viene chiesta a 50 anni; se tanto il numero tiene conto di quanto versato e dell'aspettativa di vita per capire quanti mesi verranno pagati ...
perchè no ?
La cifra sarà semplicemente più piccola rispetto a quella intascabile a 67 anni.
Invece si fanno i calcoli così ... sempre come il n° dei vani degli alloggi anziché i mq. .... (almeno per questi l'intenzione di adeguarli c'è).


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