martedì 22 maggio 2018

Letture - Downshifting

Ho da poco finito di leggere un libro (il secondo che ho acquistato, del medesimo Autore - vedi post "Letture - Particolari" di dic 2015) che parla del fenomeno del downshifting (in sostanza cercare di vivere una vita più vicina ai propri desideri, abbattendo i consumi "inutili e indotti" col conseguente risparmio, e minor necessità, di denaro per poter vivere). Una definizione più corretta ed estesa potete trovarla in rete o leggendo appunto i libri che ne parlano.
L'Autore (mio coetaneo) descrive la propria esperienza prima, durante e ormai anche un pò dopo questo cambio di impostazione della propria vita.
Premetto che ho praticamente fatto la medesima scelta, una decina di anni fa, con modalità leggermente diverse, avendo ognuno la propria idea di esistenza.
Condivido buona parte dei principi espressi e pertanto quanto segue rappresenta solamente alcune annotazioni che mi permetto di fare senza voler contraddire ne criticare (nel senso brutto del termine) alcunché del contenuto del libro e delle scelte percorse dall'Autore.
Nelle pagine in cui si indicava la possibilità di ricavare denari investendo i risparmi, dopo solo pochi anni, i conti deposito o similari (a meno che qualcuno non sia stato così lungimirante nell'acquistare i BTP del periodo del governo Monti) si sono praticamente azzerati, anzi, bolli e balzelli vari intaccano addirittura il capitale. Se questa cosa doveva integrare la disponibilità finanziaria presente e futura, considerando un periodo di 20/30 anni ..... forse sarebbe più opportuno trovare soluzioni diverse.
A parte questa considerazione, molto pragmatica, l'unico neo che ho riscontrato in questo discorso è l'impressione quasi di chiamarsi fuori dalla società in cui viviamo in particolare in Italia; mi spiego: Quando viene indicata una assicurazione privata come superflua, visto che la nostra sanità funziona ancora abbastanza (l'indicazione che è una della prime, risulta da alcune ricerche, ma purtroppo rileva solo una parte dei dati; quelle successive ne hanno rivelato tutte le inesattezze (purtroppo); diciamo che soprattutto nel nord-italia va un pò meglio), spiace che non si dica che qualcuno, questa sanità, la paga, per se e per gli altri; sono soprattutto quelli che costituiscono la massa delle persone, ossia quelli che rimangono negli ingranaggi del sistema, dal quale si vuole sfuggire; chi si mette ai margini del sistema, consuma poco (quindi paga poca IVA), magari fa lavoretti "esentasse" ecc ecc, poco contribuisce ai costi della comunità; gli ospedali, le scuole, l'asfalto delle strade e l'illuminazione pubblica, le forze di sicurezza e tutto il resto, se nessuno le pagasse o tutti le pagassimo poco, non ci sarebbero (volendo si potrebbe innescare il discorso di quanto esagerato è il costo che paghiamo dovuto al magna magna, corruzione, malavita ecc, ma il principio rimarrebbe); è facile chiamarsi fuori (come imposte e tasse) dalla società standardizzata e poi fruire di quanto di buono questa riesce ad offrire (e si potrebbero fare decine di esempi di persone e gruppi che di fatto si comportano in questo modo).
Esiste poi la problematica di quando l'età non consentirà più di fare determinate cose o peggio; questo capitolo andrà poi scritto, perché credo che aumenterà l'utilizzo di "cosa pubblica" senza averla quasi mai pagata, o pagata solo in minima parte .....
Personalmente mi sono sostanzialmente "scollocato" ma continuo (senza aver ereditato nulla) a pagare le mie tasse, versare i miei contributi, mantenere una posizione che mi permette di lavoricchiare pagando il dovuto (che se smettessero di rubarselo mi farebbero un favore) e nonostante ciò, mantengo alcune posizioni assicurative (non ho mai fatto il dipendente) e quant'altro.
Nel tempo libero, mai avuto così tanto, neanche da ragazzino, faccio tra le altre cose del volontariato, insieme a persone che solitamente sono state parte del sistema (ora quasi tutti nonni e pensionati) ma che pensano che qualcosa di decente in questo sistema esista ancora.
Ognuno chiaramente fa le proprie scelte, la vita è una sola (come si dice), però ....
Concludo confermando che, se economicamente si riesce a trovare una quadra, se si riesce a incrociare qualcuno che ha fatto la medesima scelta (in effetti la solitudine è una condizione che ho provato anch'io), la vita risulta ben diversa rispetto alla gabbia di matti in cui ci si trova spesso a dover vivere.
Enjoy

venerdì 18 maggio 2018

Negozi - Acquisti on line

Qualche giorno fa ho rotto il mio rasoio elettrico; da anni (credo almeno una ventina) acquisto rasoio e ricambi presso un negozietto, piuttosto ben fornito, non proprio comodo da raggiungere (mezz'oretta almeno di traffico e il delirio a parcheggiare), ma nel quale ho sempre risolto con immediatezza il problema (andare in giro con la barba a metà, poteva causarmi qualche imbarazzo lavorativo).
Anche questa volta ho immaginato di seguire il medesimo iter, ma dato che ho ancora ricambi del rasoio rotto e il modello non è dei più recenti, telefono al negozio per chiedere se fosse ancora disponibile; mi dicono di si e a questo punto, già che c'ero, chiedo il prezzo ... 40 euro.
Per sfizio, guardo on line, il sito che va per la maggiore ... 27,99 (non ho la consegna veloce); aggiungo una cosa che avrei comunque dovuto acquistare e la consegna diventa compresa nel prezzo.
Già non sono schierato dalla parte dei negozietti, che se in luoghi un pò isolati svolgono ancora una propria funzione ma che spesso (ovviamente dipende dagli articoli trattati) la funzione principale è "fare da magazzino" (... ossia sono ormai praticamente inutili ...) ma il 30% di differenza mi è sembrata una assurdità (o meglio una presa per il c...).
A questo punto ho ordinato su internet e tre giorni dopo è arrivato il tutto (volendo potevo avere i pezzi il pomeriggio dello stesso giorno), a casa, evitando più di un'ora di spostamenti e tra parcheggio e resto un'oretta e mezza di tempo (oltre a costo zona blu e benzina risparmiate).
Pensandoci bene, i denari che avrei speso in più li devo lavorare, nessuno me li regala; e spesso sento dire che bisogna tenere in vita i negozietti .... sarei d'accordo ma non in questo modo "artificiale"; teniamo in vita quelli che danno un valore aggiunto con la propria attività, i "passacarte" assolutamente no.
Se poi consideriamo l'evasione fiscale .... il discorso diventa lungo (anche se i grandi gruppi riescono comunque a trovare il modo di schivare le tassazioni italiche).

Negozi - Grande Distribuzione

Molto spesso tra amici si discute di quanto i piccoli negozi al dettaglio soffrano (e chiudano le serrande) poiché la grande distribuzione (ipermercati) può praticare prezzi più bassi, maggior offerta, orari h. 24; se il negozio non si è "specializzato" in qualcosa di appetibile per i clienti (ad esempio una gastronomia buona o una ferramenta che fornisce indicazioni precise su come eseguire lavori "fai da te") probabilmente agonizzerà fino alla propria dipartita dal mercato. In generale ovviamente spiace; si perde anche in umanità inaridendo una serie di pratiche sociali, che vanno oltre la mera compravendita di prodotti.
A tal proposito, ricordo che da ragazzino, intorno alla metà degli anni '70, vedevo in TV una serie di film comici francesi, in particolare uno, prodotto nel 1973 ("Le grand bazar", arrivato da noi pochi anni dopo) intitolato "cinque matti al supermercato" (su internet li trovate tutti, " ... vanno in guerra, alla corrida, allo stadio, al servizio di leva" ecc); in sintesi, vicino ad un paesello francese arriva un supermercato che porta via praticamente tutti i clienti ai negozianti della zona, che accettano di lavorare al suo interno ad eccezione di un bar, emporio che non vuole arrendersi (cinque ragazzi si offrono di portare via i prodotti del supermercato così da procurare la merce da vendere a costo zero ...). I francesi hanno avuto i medesimi problemi nostri, al riguardo, con parecchi anni di anticipo, visto lo sviluppo del settore sul loro territorio (i marchi sono noti credo a tutti).
Questo per trovare una risposta alla seguente domanda: ma se sono 40/45 anni che la Grande Distribuzione causa situazioni del genere, perché questa cosa tutte le volte genera "sorpresa" ?
Perché nel frattempo tantissimi negozianti non hanno cercato (almeno) un qualche rimedio verso questa onda che prima o poi sarebbe arrivata anche nella loro zona, probabilmente ?
Chi ha ereditato l'attività dalla famiglia, avrebbe magari dovuto cercare il modo di trasformarla o di cederla (a questo punto la domanda l'avrei fatta all'acquirente) ma chi negli ultimi 20/25 anni ha aperto un negozio, che poi si è trovato minacciato da questa realtà, dove ha vissuto per non immaginare la fine che rischiava di fare ?
Avevano fatto addirittura dei film al riguardo .....
E' sempre solo colpa del mondo cattivo (che di colpe ne ha certamente tante) oppure si poteva provare a parare il colpo ?
Meditate ...

mercoledì 16 maggio 2018

Letture - Particolari II

Ho da poco finito di leggere un paio di libri scritti da uno dei primi italiani che è andato a mettere il naso in oriente (non è Marco Polo ...) per capire in particolare come si stava sviluppando il mercato cinese e le aziende in esso operanti.
Lavora in Oriente e negli USA e spesso racconta una visione della realtà (che condivido praticamente in tutto) senza fare sconti o cercare di essere delicato, quando invece occorre scrollare le persone e invitarle a pensare e a muoversi.
Da tempo vorrei scrivere un libro, e sono rimasto stupito da quanto questi assomigliassero (almeno nelle parti riferite all'Italia) a quello che vorrei comunicare a chi avesse la pazienza di leggermi.
I titoli sono; Muovete il culo (appena uscito) e Il potere è noioso - Baldini & Castoldi editori.
Consigliati a adulti, genitori e figli.