Con
il termine bail-in si intende l’obbligo per le banche che si trovano in una
situazione di dissesto di attingere a risorse interne per il proprio
risanamento. Ricorrere a risorse interne significa che potranno anche
effettuare prelievi forzosi dai correntisti per "colmare" i buchi di
bilancio. Questa norma nasce dalla volontà dei governi europei di
continuare a coprire le perdite delle banche che da gennaio in poi
dovranno provvedere da sole a mettere in ordine i propri conti. Viene
posto così un freno all’intervento dello Stato nelle crisi delle banche
italiane.
Il
provvedimento, come detto, è stato preso per conformarsi alla direttiva europea
numero 2014/59 che autorizza, appunto, il bail-in su azioni, obbligazioni
e conti correnti con depositi superiori ai 100mila euro (al di sotto di questa
cifra, infatti, i conti correnti sono protetti dal sistema di garanzia dei
depositi, già in vigore).
Come funziona Bail-in
L’introduzione
della normativa pertanto, determina che non sarà più lo Stato a dover farsi
carico delle perdite poichè, nell’ordine, saranno chiamati ad intervenire:
–
gli azionisti;
–
i detentori di obbligazioni subordinate e senior (strumenti Additional
tier 1 e tier 2);
–
i correntisti con liquidità superiore a 100mila euro, per la parte eccedente lo
stesso.
Ad
azionisti e creditori verrà chiesto un contributo pari all’8% del passivo
della banca in crisi. Oltre, saranno le banche ad intervenire
mediante il Fondo di risoluzione. Esclusi dal rischio bail-in sono
invece i correntisti fino a 100mila euro, i possessori di covered bond, e
i debiti verso dipendenti, fisco, enti previdenziali e fornitori.
Entrerà in vigore in Italia a partire dall’1 gennaio
2016.
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